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Abstract

Il lavoro proposto riguarda sequenze relazionali in cui la persona può riconoscere e condividere con altri quali sensi alternativi alla vista ha a disposizione e, quindi, esplorarli in una condizione di libertà di scelta.

 

Basi teoriche e scientifiche

La ricerca scientifica mostra, ormai da diversi anni, che le esperienze affettive ben regolate favoriscono l’integrazione e la differenziazione delle interconnessioni fra reti neurali. Esse permettono, quindi, lo sviluppo di capacità di flessibiltà, stabilità e coerenza del sistema globale mente-cervello-corpo (Siegel, 2007, 2009) nei suoi continui processi di adattamento. L’insieme equilibrato di queste capacità è stato qualificato come complessità psiconeurobiologica.

Le ricerche scientifiche in questo ambito portano evidenze a sostegno delle capacità del sistema complesso umano di accorgersi delle proprie deficienze e di operare per la costruzione di alternative proattive che utilizzano tutte le risorse intrapersonali e interpersonali disponibili al sistema (plasticità evolutiva) (Peled, 2011).

La sua crescita procede istante per istante ed è esperienza-dipendente (Edelman,2003, 2007; Edelman e Tononi, 2000) sia nei singoli sistemi-persona sia nei sistemi-gruppo. Essi crescono insieme in una relazione reciproca in cui la possibilità di sviluppo positivo è funzione dei processi di scambio di storie, significati, gesti, oggetti, a condizione che siano valorizzati da ciascuno (Barrett-Lennard, 2007).

La ricerca neuroscientifica ha individuato un sistema affettivo globale a cui partecipano i sistemi affettivi primari di: ricerca-desiderio (seeking), paura (fear), rabbia (rage), piacere sensuale (lust), accudimento (care), attaccamento (panic/grief), gioco (play) (Panksepp, 1998, 2005, 2009; Watt, 2005) e cooperazione fra pari (Liotti, 1994; Liotti e Monticelli, 2008; Warneken et al., 2006). Essi sono “strumenti per vivere” connessi con parti del cervello molto antiche e ritenute alla base dei processi “superiori” quali ad esempio pensiero, coscienza e linguaggio (Panksepp, 2009).

Il sistema affettivo di accudimento consente la protezione e il prendersi cura di sé e degli altri. È una funzione affettiva fondamentale che permette lo strutturarsi di relazioni su una base di fiducia reciproca.

Il sistema affettivo del gioco permette di esplorare esperienze, talora anche intense, all’interno di un contesto sicuro. Esso promuove lo sviluppo di abilità sociali e permette la sperimentazione, in maniera “contenuta”, di tutta la gamma affettiva. Il “gioco” apre quindi ad una forma alternativa della realtà, un “come se”, che permette di fare esperienze in un ambiente dove le conseguenze non hanno effetti negativi sia a livello del proprio vissuto emotivo che dei comportamenti (Fogel, 2009; Caldwell, 2003).

Il sistema di cooperazione tra pari promuove forme di interazione che implicano la collaborazione nel raggiungimento di obiettivi comuni. Esso prevede un agire simultaneo e coerente su una base di uguaglianza, e non di scale gerarchiche, in vista di un obiettivo condiviso (Liotti, 1994; Liotti e Monticelli, 2008; Warneken et al., 2006).

Evolutivamente più antico è il sistema di ricerca-orientamento-desiderio che promuove l’esplorazione, in sicurezza, dell’ambiente. Esso favorisce, attraverso un’affettività con valenza prevalentemente positiva, processi intenzionali di interconnessione con l’ambiente fisico e sociale (Alcaro et al., 2007; Panksepp, 1998, 2005).

Nel corso della storia dello sviluppo della persona e delle specie questo sistema continuamente attiva processi affettivi-cognitivi di anticipazione-valutazione in grado di prevedere e costruire scenari possibili di comportamenti gratificanti e necessari per la vita (Alcaro e Panksepp, 2011; Panksepp, 1998, 2009; Watt, 2007).

I sistemi percettivi in relazione al mondo esterno (tatto, udito, olfatto, vista e gusto ) e quelli in relazione al mondo interno (percezioni somatiche del respiro, del tono muscolare, della postura insieme ai sistemi di memorie, immagini, ecc.) sono intimamente legati con i sistemi affettivi primari. L’esperienza della persona è guidata dai sistemi evolutivamente più antichi fra cui, certamente, udito, tatto ed affettività.

I sistemi percettivi insieme a quelli di attenzione e di orientamento vengono utilizzati da ciascuna persona in maniera diversa in termini di qualità e quantità. L’esperienza personale che ne deriva è unica (Bressler, 2008; Freeman, 2005). Questi processi contribuiscono alla costruzione della consapevolezza di sé e delle proprie risorse (Damasio, 1999; Panksepp e Northoff, 2009) e, quindi, consentono di sviluppare maggiori capacità di sicurezza e di adattamento attivo all’ambiento fisico e sociale e agli eventi stressanti. Ciò corrisponde ad una percezione globale di benessere.

 

Il lavoro di gruppo secondo il modello integrativo EAIE


Il sistema mente-cervello di ogni persona
ha bisogno di altri sistemi mente-cervello di altre persone
con cui entrare in interazione (Combs e Goerner, 1998)
per crescere e svilupparsi al massimo della sua complessità,
confermando la natura relazionale dell’essere umano.

Il modello di lavoro proposto si basa su un paradigma teorico e clinico che integra i processi Esperienziali, Affettivi ed Intersoggettivi per promuovere l’Evolutività della persona (Egiziano et al., 2011; Iannelli et al., 2011; Menoni, 2011a, 2011b; Menoni e Iannelli, 2011; Ridolfi et al., 2011).

Nel lavoro di gruppo questo si declina come una modalità tipo “gruppo di incontro” in cui le persone partecipanti sono le protagoniste di attività di varia natura e condividono le loro esperienze e riflessioni. Essa è basata principalmente, oltre che sull’esperienza, sull’ascolto e la condivisione con gli altri.

Le condizioni necessarie per questo lavoro sono la percezione affettiva personale di sicurezza e l’attenzione intenzionale (accorgersi dei propri processi interni ed esterni) che consentono processi esplorativi guidati dalla curiosità di “procedere lungo” la propria esperienza. Questo costituisce un’alternativa ai processi di abitudine e di condizionamento che spesso “in automatico” guidano la vita e talora la rinchiudono in stretti anelli di funzionamento condizionato e, quindi, rigidi e ripetitivi.

All’interno del gruppo la persona si sperimenta in forme di esperienze corporee, affettive, ludiche e relazionali. Questa condizione permette di andare oltre le abitudini e di promuovere un’affettività positiva.

I singoli partecipanti, sono i protagonisti attivi della propria esperienza (Schiepek,2009) e decidono cosa e quanto condividere di sé all’interno del gruppo. Il racconto dell’esperienza di uno diventa testo del racconto di altri. Il libro dell’esperienza del gruppo è fatto di tanti singoli racconti.

La nostra proposta di lavoro è orientata, quindi, alla promozione di capacità di attenzione e di relazione con se stessi e con gli altri riferite, in particolare, ai processi percettivi “alternativi” rispetto alle abitudini e ai processi affettivi.

I “fili”dell’esperienza sono :

  • accorgersi di percezioni di solito trascurate;
  • poter affidarsi e lasciarsi guidare anche da canali affettivi e percettivi differenti rispetto a quelli consueti;
  • condividere narrazioni e significati nel rispetto della legittima scelta di ciascuno di decidere cosa e quanto esternare.

 

Alcune sequenze di lavoro

Sulla base delle conoscenze teoriche e cliniche sopra esposte è stato avviato un lavoro in gruppo che ha visto la partecipazione di persone vedenti e non vedenti.

Le persone partecipanti ai gruppi (circa 12 partecipanti guidati da trainer con formazione psicoterapeutica) attraverso esperienze di “gioco” hanno sperimentato modalità di conoscenza alternative. È stato anche per loro possibile fare esperienza di vari aspetti del mondo attraverso i sensi ed un uso “diverso” della vista e della parola.

Il percorso si è svolto in una serie di 5 incontri che ripercorrevano alcuni momenti importanti dello sviluppo. Esso ha permesso di ricercare e esplorare nuove forme di conoscenza, di relazione e di significato. Il contesto esperienziale ha garantito la possibilità di esprimere un’affettività regolata legata all’esperienza del piacere e di attivare meccanismi di esplorazione e quindi di curiosità.

Le esperienze di gioco basate su processi “come se”, procedevano con i ritmi dei singoli partecipanti e con un feedback continuo fra i presenti e in particolare con i trainer.

I trainer, come tutti i partecipanti al gruppo, erano testimoni attenti e validanti l’esperienza dell’altro, e costruivano le condizioni ottimali per delle buone sequenze esperienziali e di condivisione. Essi, pertanto, promuovevano con i partecipanti la costruzione comune di un contesto sicuro nel quale le persone potevano sperimentare emozioni positive.

I partecipanti erano guidati dai trainer nei vari giochi attraverso il tatto, l’olfatto, l’udito e il movimento (propriocezione) alla condivisione delle sensazioni e degli stati affettivi collegati all’esperienza.

A titolo esemplificativo di seguito sono riportate alcune fasi del percorso:

  • Esperienza di sensi alternativi alla vista: il “gioco” proponeva di godere del tatto e dell’olfatto per qualche minuto e fare esperienza di risorse personali, non sempre sfruttate appieno, che permettevano comunque di “esistere” e “muoversi” nel mondo.
  • Esperienza di contatto. Le persone erano invitate a comunicare con un compagno toccandosi e prestando un’attenzione consapevole a quello che accadeva durante questa esperienza.
  • Esperienza di ritmo e movimento: ricerca di sintonizzazione con l’altro entrando in interazione reciproca e provando a stabilire dei ritmi comuni di movimento.
  • Esperienza mutua di dare fiducia a se stessi ed affidarsi all’altro: venivano formate delle coppie con competenze sensoriali diverse. Le persone a turno provavano a farsi guidare nel movimento lungo un percorso di spostamento nello spazio ambiente.
  • Esperienza di condivisione: verso la fine di ogni incontro c’era sempre un ampio spazio di condivisione delle esperienze affettive-sensoriali vissute con lo scopo di far crescere le possibilità relazionali sia in senso intrapersonale che interpersonale, cioè con sé e con gli altri.

 

Conclusioni

Il lavoro proposto, nel suo complesso, riguarda sequenze relazionali in cui la persona può riconoscere e condividere con altri quali sensi alternativi alla vista ha a disposizione e, quindi, esplorarli in una condizione di libertà di scelta.

La natura dell’esperienza è pertanto diversa dall’eseguire una serie di “esercizi” manualizzati.

Il suo intento è di promuovere attenzione, esplorazione, curiosità e consapevolezza. Questo permette di uscire, almeno in parte, dai veloci processi automatici con cui le persone sono abituate a vivere ma che sono sempre riduttivi dell’esperienza.

In altre parole, la proposta è quella di uno spostamento dell’attenzione da modi abitudinari di leggere la realtà a stati affettivi differenti che aprono a capacità di accorgersi di nuove possibilità.

Il “gioco” si svolge attraverso sequenze di percezione, riconoscimento, orientamento ed esplorazione dello stato affettivo presente. Il percorso esperienziale si sviluppa con processi di consapevolezza di sensazioni, percezioni, movimenti, pensieri, immagini che accompagnano l’esperienza del vivere “qui e ora”.

La finalità del lavoro è quella di una costruzione progressiva di capacità di “accorgersi”,“accettare”, “dare senso e significato”, “esprimere” e “condividere” le esperienze con i loro significati percettivi ed affettivi.

In sintesi, il “percorso” proposto consente, attraverso il confronto e il dialogo delle esperienze, di esistere, di essere percepiti dagli altri e di apprendere attraverso la percezione che gli altri hanno di noi. Questo corrisponde ad un bisogno fondamentale di essere “visti”, voluti, accettati, rispettati, sentiti e capiti dagli altri (Menoni et al., 2013). La realizzazione di questo bisogno è un fattore decisivo fondamentale per la salute e il benessere.

 

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Autori:

Eutizio Egiziano,
Massimo Giusti,
Linda Pecchioli,

psicologi, psicoterapeuti
Formazione, Assistenza, Integrazione, Psicoterapia (FAIP) I Codibugnoli Onlus
Associazione Italiana per l’Integrazione in Psicoterapia (AIIP)

 

Ezio Menoni

Prof. Ass. a r. Psicologia Clinica Facoltà di Medicina Università di Siena
Direttore dell’Istituto di Psicoterapia Integrata (IPI)
Presidente Associazione Italiana per l’Integrazione in Psicoterapia (AIIP)